sabato 28 agosto 2010

"Una barca nel bosco" di Paola Mastrocola (2003, premio Campiello 2004)

Credo di aver letto il romanzo poco dopo che fosse uscito, quindi sei o sette anni fa. Ciononostante mi rimane ancora vivido il ricordo delle sensazioni suscitate in me dal protagonista, Gaspare, un giovane che incontra mille fatiche per relazionarsi con i compagni di liceo e con gli insegnanti.
Gaspare è un ragazzo spontaneo, che agisce senza sovrastrutture e si sente continuamente fuori luogo in un mondo che privilegia l'apparenza all'essenza, il vestito di marca ai valori, o il bullismo alle relazioni amicali.  Anche all'università, il nepotismo prevale sulla cultura e sulla meritocrazia, a conferma di un'ipocrisia collettiva, che sembra caratterizzare la nostra società, fino ad assuefare la collettività ad un torpore generale, apatico e allo stesso tempo insensibile ai valori morali ed etici delle relazioni sociali. Nella sua ingenuità, Gaspare rimane vittima delle mille contraddizioni che pervadono l'intera collettività moderna, fino a mettersi lui stesso in discussione: sono io che non vado bene? Dal disadattamento, scaturisce nel protagonista un malessere generale, che finisce per stroncare l'autostima, e con essa, ogni progetto di carriera.
Il racconto è divertente, la lettura scorre via, delinenando con precisione i tratti psicologici e relazionali del simpatico Gaspare: il romanzo suscita intense emozioni  e profondi moti di empatia nei suoi confronti.
Mi sono identificato spesso con questo giovane: una barca nel bosco, con la sgradevole sensazione di essere fuori luogo, in un sistema scolasico che nel corso dell'adolescenza mi ha condizionato fortemente. Solo da grande, quando ho acquisito gli strumenti per comprendere meglio quanto mi era capitato, ho capito che non ero io la persona sbagliata, ma la scuola e, con essa, tutti quegli insegnanti che trattano gli studenti come numeri e non come persone.
Più in generale, non ero io ad andare sempre in salita, ma la società ad andare a rotoli.
Così ho imparato a credere in me stesso e a sviluppare una maggiore critica per persone o istituti che giudicano. Mi torna in mente la legge della profezia che si autoavvera: se un giovane è sottoposto a continui giudizi e etichettamenti negativi, faremo di quel giovane un disadattato.
Nel mio lavoro di psicologo trovo molte persone schiacciate dai luoghi comuni: la loro concezione di sè è stata compromessa da genitori a loro volta sofferenti di bassa autostima o da istituti scolastici contraddistinti da pregiudizi o da stupidi preconcetti: in questo modo il giovane (e l'adulto) si convince di non avere i numeri per emergere, ma non è vero, si tratta solo di una falsa convinzione impostagli da terze persone, che non hanno saputo valorizzare le sue capacità. Se il giovane è trattato con rispetto e fiducia e viene incoraggiato ad apprendere, con la convinzione che può farcela e che laddove incontri delle difficoltà, vale la pena aiutarlo, allora quel giovane si impegnerà a superare i propri limiti e a trovare le modalità per esprimere se stesso.
Trovo molto triste una scuola che non riesca a farsi carico delle necessità dei singoli, riducendo l'attività formativa ad una pratica standardizzata di massa: se un giovane incontra problemi nel percorso di studi, l'istituzione scolastica punta il dito contro di lui o i suoi genitori, di fatto ritenendosi estranea ad ogni responsabilità sottesa dal fallimento. Ho la sensazione  che la scuola finisca in questo modo per colludere con le  difficoltà del giovane, aumendone l'emarginazione.
A questo punto il pensiero va a Don Milani e alla memorabile "Lettera ad una professoressa" (1967), dove il celebre pedagogo denuncia una scuola classista, che esclude i poveri ad interesse dei ricchi, i cui destini futuri sono condizionati già dai banchi di scuola.

giovedì 26 agosto 2010

"Canale Mussolini" di Antonio Pennacchi (Premio Strega 2010)

Il romanzo racconta le vicende di una famiglia coinvolta nella bonifica delle Paludi Pontine e nella sua colonizzazione, insieme ad altre numerosissime famiglie provenienti dall'Emilia, dal Veneto e dal Friuli.
Le disavventure del nucleo familiare sono contestualizzate da approfondimenti storici che aiutano il lettore a comprendere le mille contraddizioni dell'era fascista, dalle cui ceneri nasce la Repubblica Italiana, con altrettante contraddizioni, che perdurano insanabili fino ai giorni nostri.
La lettura mi ha restituito una maggiore consapevolezza dell'anima del nostro Paese.
Trovo singolare la prospettiva proposta nel ripercorrere la Storia: l'autore riesce ad apparire neutrale, sebbene la voce narrante assuma i panni di chi si è lasciato affascinare dal mito del superuomo e ha creduto in Mussolini fino all'ultimo, giustificandone i misfatti persino con argomentazioni goffe e sempliciste.
Ne esce un libro leggero, ma contemporaneamente coinvolgente, che si lascia divorare con passione, anche per la singolare rappresetazione delle tragedie umane che in quel periodo hanno colpito il popolo italiano.
Finito di leggere il romanzo, il sorriso e il trasporto provocato dalle pagine di Pennacchi contrasta con il brivido della memoria legata alla tragedia dell'Olocausto. Il pensiero va alle vittime delle leggi razziali, di cui troviamo testimonianza in ormai celebri opere, strazianti e indimenticabili: ne cito due tra tutte, "Il giardino dei Finzi-Contini" di Giorgio Bassani (1962), e "Se questo è un uomo" di Primo Levi (1947).

"Il peso della farfalla" di Erri de Luca (2009)

Due vite, quella di un camoscio e del suo cacciatore, si affrontano: l'una contro l'altra, in un unico destino esistenziale, intrecciato in un dialogo emotivo, i cui messaggi passano per odori, movimenti, stagioni e sensazioni.
Quando la comunicazione riesce a superare gli sterili confini del linguaggio verbale, due esseri, seppure appartenenti a specie diverse, riescono a entrare in contatto. L'elemento comune che accompagna i due protagonisti per l'intera storia è la natura, descritta con magistrale linguaggio poetico, fino ad assumere i caratteri dell'assoluto.
La lettura rallenta la percezione del tempo, rende rarefatta i confini del tangibile, facilitando la capacità di accogliere l'infinito.
Il sapore meditativo del racconto riempie l'anima con risposte concrete ad interrogtivi esistenziali: se solo sviluppiamo la capacità di accogliere le informazioni di tutti i nostri sensi percettivi, ci sentiamo più vicini a chi riteniamo diverso da noi.
Ho appena finito di leggere l'opera e il mio universo mi sembra più vasto e più popolato.
Il dialogo con l'infinto appare come una fonte di vita, dove la morte è solo una transizione temporanea. L'alternarsi delle stagioni è garante di un'eredità che riceviamo in dono, per regalarla alle generazioni future.
I libri sono un mondo parallelo, che prende vita solo attraverso la lettura. Ci influenzano e al contempo sono influenzati dal nostro agire, dalla nostra cultura e dal nostro modo di intendere la vita. Non c'è niente da fare: la società non sarebbe uguale a quella che conosciamo se non esistessero i libri. D'altra parte società diverse producono libri diversi.
I libri sono un patrimonio universale, capace di suscitare emozioni, suggerire nuove idee e modificare il modo di pensare della comunità intera.
I libri promuovono cambiamento: anche chi non li legge, ma vive nella società inevitabilmente contaminata dai libri, finisce per essere a sua volta contagiato dall'azione di cambiamento letteraria.
I libri si contaminano anche tra loro, influenzandone di generazione in generazione gli stili e i contenuti, per esempio stimolando nuove modalità espositive e correnti letterarie o culturali. Pertanto la lettura di un autore moderno implica in qualche modo l'esposizione ad autori classici, magari mai letti o conosciuti.
Il mondo dei libri è quindi un ambiente virtuale, intrinsecato col mondo così detto reale (ammesso e non concesso che i mondi virtuali e quelli reali sia nettamento distinti).
I due mondi intrecciano una reciproca relazione di interscambio, fino a costituire un unico universo culturale, dove noi stessi ci scopriamo recettori e promotori di messaggi e, pertanto, di cambiamento.
Attraverso la lettura ho scoperto verità che mi hanno profondamente influenzato. Qui ne parlo proponendo alcune riflessioni su alcuni libri che ho letto e su quelli che di volta in volta leggo.
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