domenica 5 settembre 2010

"Mille splendidi soli" di Khaled Hosseini (2007)

Quando scoprii l'uscita di un secondo romanzo di Kahled Hosseini, sospesi tutto, mi precipitai in libreria, acquistai la mia copia di "Mille splendidi soli" e mi misi a leggere.
Le aspettative non sono state affatto deluse: non ricordo nei dettagli l'intero romanzo, ma ho ben presente che "Mille splendidi soli" era ancora più intenso de "Il cacciatore di aquiloni". Ancora una volta la storia è ambientata in Afghanistan e centrata sui soprusi e la negazione dei diritti fondamentali dell'uomo. A differenza del precedente romanzo, "Mille splendidi soli" evidenzia il trattamento riservato in Afghanistan alle donne, alle quali è negato persino l'apprendimento della lettura e della scrittura. Le donne sono tenute a totale servizio dei maschi: non c'è alcuna considerazione per la loro dignità.
Proprio strano il mondo: quasi mezzo secolo fa siamo andati sulla luna, quando sulla terra in molti posti siamo ancora alla preistoria. Proprio in questi giorni l'opinione pubblica internazionale è in apprensione per le sorti della povera Sakineh, condannata alla lapidazione per essere ritenuta complice dell'omicidio di suo marito.

sabato 4 settembre 2010

"Il cacciatore di aquiloni" di Kahaled Hosseini (2004)

La recente lettura della storia di Enaiatollah Akbari ("Nel mare ci sono i coccodrilli"), mi ha fatto pensare intensamente ad un'altro romanzo, che ho letto poco dopo la sua pubblicazione in Italia, "Il Cacciatore di Aquiloni", non solo perchè entrambi i racconti sono ambientati in Afghanistan e descrivono l'immigrazione dei rispettivi protagonisti in paesi occidentali, ma anche perchè entrambi trattano il tema del maltrattamento dei bambini e, con esso, della negazione dell'infanzia e dei diritti fondamentali dell'uomo.
"Il cacciatore di aquiloni" è una storia allo stesso tempo avvincente e commuovente, piena di contrasti: classismo e parità, discriminazione e egualitarismo, odio e amore, egoismo e altruismo, dolore e gioia, sensi di colpa e riscatti morali. Anche dalle vicende più drammatiche possono scaturire soluzioni che restituiscono un senso alla sofferenza e speranza per il futuro.
Tutte le emozioni si relazionano reciprocamente, quasi fino a trovare l'una il compenso nell'altra, facendo vivere al lettore la sensazione di stare sulle montagne russe, ora salendo con l'ansia in  petto, ora scendendo col cuore in gola.
Una storia fenomenale, che si lascia leggere in un batter d'occhio, la cui intensità emotiva mi ha cambiato la prospettiva del mondo, contribuendo ad abbattere le barriere pregiudiziali nei confronti dei paesi e dei popoli mediorientali: l'uscita del romanzo in Italia è avvenuta dopo solo due anni dalla tragedia delle torri gemelle. In quel periodo storico l'Afghanistan appariva secondo ruoli  persecutori, peraltro ulteriormente abbagliati dalla controffensiva americana, che tutto sommato neanche convinceva unanimamente l'opinione pubblica. Gli americani parlavano di bombe intelligenti, ma non si riusciva proprio a capire cosa di intelligente potesse avere la guerra.
Insomma, il romanzo ha avuto ai miei occhi il pregio di aprire una visione alternativa alla mera dicotomizzazione di persecutori e vittime, a prescindere di chi fossero gli uni o le altre.
Alla fine della lettura mi sono sentito più aperto al confronto, soprattutto con chi non conosco.
Un libro che non si può ignorare, che consiglio in modo particolare alle coppie che si vogliono aprire all'adozione.

giovedì 2 settembre 2010

"Nel mare ci sono i coccodrilli" di Fabio Geda (2010)

Si tratta della storia vera di un minore, Enaiatollah Akbari, emigrato dall'Afghanistan fino all'Italia, affrontando da solo un viaggio pieno di pericoli e difficoltà.
Il bambino è costretto ad imparare, a solo 10 anni di età, come salvaguardarsi da un mondo adulto fin troppo violento e cinico nei confronti degli indifesi e, in particolare, dei bambini.
Il racconto è narrato con una sana quota di autoironia, che rende il protagonista pieno di dignità e simpatia. Il coraggio che scaturisce dall'esigenza di sopravvivere, è di insegnamento per noi occidentali, che neanche immaginiamo quale trattamento è riservato ai minori nei paesi mediorientali.
Suggerisco il libro a tutti i genitori iperapprensivi, ma anche a coloro i quali vogliono allargare la visione del mondo a prospettive diverse dalla nostra.
Nel libro ho trovato conferma della fiducia che possiamo nutrire nei confronti dei minori, che hanno forze inimmaginabili nel riuscire a far fronte ai maltrattamenti o alle esperienze negative.
Questo tema è per me molto caro, tanto da ispirare l'intera mia professione di psicologo e psicoterapeuta.
Quando intervengo in percorsi di supporto alla genitorialità, indirizzato soprattutto ai genitori adottivi oltre che ai genitori biologici, esprimo la convinzione che non è utile considerare i bambini solo come portatori di problemi o fragilità.
Molto più utile è scoprire nei bambini quella capacità, presente in tutti gli esseri viventi, di sopravvivere al meglio e di autorealizzarsi, nonostante le possibili avversità della vita.
In coerenza con lo psicologo  statunitense Carl Rogers, i  genitori hanno la responsabilità di considerare i figli come persone dotate della tendenza attualizzante, ovvero delle capacità di realizzare al meglio le proprie inclinazioni naturali. Se da una parte i genitori sono chiamati ad accogliere il disagio dei figli, dall'altra è necessario che nutrano altrettanta convinzione che i problemi possono essere superati.
In ogni caso, l'amore di un genitore è incondizionato, ovvero rimane inalterato a fronte delle possibili difficoltà evolutive del figlio: "Ti amo per come sei e non per quello che fai".
Se il bambino è amato con con calore, rispetto e fiducia, i sentimenti genitoriali saranno gli ingredienti ottimali per consentire al figlio di esprimere il meglio di sé nel corso dello sviluppo.
La fiducia nei confronti dei figli è presente solo se il genitore è convinto che i figli siano fondamentalmente buoni e capaci di crescere in modo sano: pertanto, se tale convinzione dovesse vacillare, la storia di Enaiatollah Akbari sarà l'occasione per ricredersi.