domenica 25 marzo 2012

"Sostiene Pereira" (1994) di Antonio Tabucchi, edizione Feltrinelli

Premiato col Campiello, ricordo di aver letto il libro a voce alta, insieme a mia moglie. Un po' leggevo io, un po' leggeva lei e quasi litigavamo, perchè entrambi volevamo leggere: ad ascoltare ci si distraeva e non volevamo perdere una sola parola. Ci siamo fatti un sacco di risate.
Pereira è un giornalista anziano, dal temperamento mite e dai modi gentili e generosi. Ormai ripiegato su se stesso, è arrivato ad un età in cui il futuro lascia il posto ai ricordi.
Il suo umore è appesantito dalla perdita della moglie, con la quale ha condiviso una vita intera, pertanto, ovunque si rechi,  porta dietro con sè la sua fotografia.
Segretamente intrattiene un dialogo con quella foto. Un dialogo immaginario? Reale? Sicuramenta struggente.
Una vita monotona, il cui decorso è cambiato dall'ingresso in scena di un giovane collega. Non voglio svelare l'intera trama del libro.
La lettura sembra incalzata dalla incessante ripetizione della medesima costruzione delle frasi: "Sostiene Pereira .... ". In questo modo si parla al presente, pur riferendosi a eventi successi indietro nel tempo. L'espediente letterario impone sentimenti di tenera nostalgia, che tuttavia non pare mai cedere al rimpianto. Anche l'ironia è espressa con eleganza, tutt'altro che banale. Colpisce l'assoluta centralità del protagonista, che vede il mondo con gli occhi e con la saggezza di un anziano, a cui non puoi non volere bene.
Nel complesso la lettura risulta piacevole.
Addio Antonio, io e mia moglie ti porteremo sempre nei nostri cuori.