domenica 5 febbraio 2012

"Elogio dell'imperfezione" (1987) di Rita Levi Montalcini


Ho cercato il libro non appena ne sono venuto a conoscenza, attratto dal titolo, oltre che dal prestigio rappresentato dall'autrice nello scenario internazionale scientifico e culturale. A fronte di tante persone che si rivolgono a me come psicoterapeuta, angustiate dalla incapacità di essere perfette, trovavo estremamente stimolante un'opera che vedesse nell'imperfezione la spinta all'evoluzione. Ero sicuro di trovare numerosi insegnamenti dalle parole della nota ricercatrice, peraltro insignita del premio Nobel nel 1986.
Le aspettative sono state tutt'altro che deluse. 
Il libro è l'autobiografia di Rita Levi Montalcini: medico, sfuggita alla repressione nazista, ha speso l'intera sua vita nella ricerca scientifica. Nel periodo in cui le è stata negata la frequentazione del laboratorio di ricerca in cui lavorava, non si è persa d'animo e ha allestito un laboratorio nella sua abitazione, lavorando sugli embrioni di pollo.
Poi ci sono gli anni trascorsi in america e, successivamente, il rientro in Italia, con amare considerazioni sul confronto tra il mondo accademico americano e quello italiano, che hanno portato Rita Levi Montalcini a dividersi tra due laboratori distanti migliaia di chilometri.
La scrittura è carica di un entusiasmo per la vita e contamina il lettore già dalle prime pagine.
Molto spazio è dedicato alla sua esperienza di ricerca, ma non è necessario possedere approfondite conoscenze in biologia per comprendere il contributo apportato da Rita Levi Montalcini alla comunità scientifica.
Nel mio caso, le sue parole hanno risvegliato quella passione nata per le neuroscienze da quando nei corridoi della facoltà di psicologia della Sapienza studiavo neuropsicologia sui manuali di Pizzamiglio, Lurja e Kandell. In quegli anni ho avuto l'opportunità di frequentare i laboratori di Mario Bertini, Cristiano Violani, Luciano Mecacci. Ai fini della mia tesi in psicologia ho raccolto dati elettroencefalografici nell'istituto di neurofisiologia di Genova, e ancora oggi ricordo l'enfasi del prof. Ferrillo quando alla sera ci concedevamo ampie dissertazioni sull'ambito delle neuroscienze: anche se ora, purtroppo, non lavoro più in quell'ambito, a tutti i miei professori devo molto, per gli innumerevoli insegnamenti impartitomi in quegli anni di università. 
Tornando al libro di Rita Levi Monalticni, ho apprezzato la capacità dell'autrice di narrare le emozioni in modo estremamente trasparente: nella sua testimonianza di vita, trovo quell'insegnamento che mi vede in prima linea, laddove la psicoterapia umanista mi chiede di aiutare le persone ad aver fiducia delle emozioni che accompagnano la loro vita. Persino struggenti sono le pagine dedicate dall'autrice alla perdita dei suoi cari, il padre, la madre a anche un suo collega, ucciso dall'alcol. La costante presenza emotiva di Rita Levi Montalcini nel corso della sua intera esistenza è un singolare insegnamento etico per il lettore, che talvolta rimane persino spiazzato per l'umanità che traspare dalle parole dell'autrice. Infonde estrema fiducia la riflessione personale circa le sue capacità intellettive: i successi ottenuti nella ricerca scientifica sono infatti da lei stessa attribuiti non già a un eccezionale grado di intelligenza, nè ad una particolare capacità di portare a termine a perfezione il compito intrapreso, ma alla "totale dedizione" e al "chiudere gli occhi davanti alle difficoltà: in tal modo possiamo affrontare problemi che altri, più critici e più acuti, non affronterebbero". 
Molte persone credono di non avere le capacità per reggiungere livelli di successo soddisfacienti, di fatto rimanendo in questo modo intrappolate nella convinzione di non avere i numeri per competere nella società. Invece, Rita Levi Montalcini ci insegna di avere fiducia, perseguire i propri obiettivi fino in fondo, senza lasciarci distrarre dalle difficoltà che possono ostacolare il nostro percorso di vita.
Un altro messaggio di fiducia proviene direttamente dalle sue conoscenze del sistema nervoso centrale dell'uomo, specie in una prospettiva comparata con altre specie animali: il cervello umano manifesta la sua peculiare evoluzione nello sviluppo della corteccia, ovvero di quella parte del cervello più superficiale, che consente di eseguire funzioni cognitive evolute. Con lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione scritta, l'evoluzione delle capacità umane assume un'accelerazione che prescinde dallo sviluppo delle strutture nervose. La cultura, e con essa, i poteri politici, gli interessi privati, nonchè la manipolazione di intere masse di persone, rappresentano capacità umane che non sono inscritte nel nostro corredo cromosomico. 
In questo senso nasce la responsabilità di ciascuno di noi di contribuire allo sviluppo di una cultura di pace, affinchè l'orrore dei genocidi non si ripeta mai più. 
A parer mio queste riflessioni provano che la conoscenza va oltre le barriere nozionistiche delle singole materie. Rita Levi Montalcini conquista la posizione di una personalità libera e può essere affiancata alle grandi figure storiche che, insieme ad Einstein, Primo Levi (al quel peraltro l'autrice dedica un appassionato capitolo del libro) e Ghandi, contribuiscono alla costruzione di una coscienza collettiva universale.