giovedì 29 agosto 2013

"Pashmina" di Antonio Ferrazzani. Edizioni della Meridiana, Firenze 2005

Un libro di racconti con i quali l'Autore dimostra di possedere una penna sensibile e pungente, che come un bisturi entra nelle carni, cogliendone con precisione e puntualità la sofferenza dell'anima. I sette racconti che compongono l'intero volume sono tutt'altro che scontati nello sviluppo narrativo. Il gesto introspettivo effettuato nei confronti dei personaggi non scende a compromessi con le sofferenze da loro provate.
Capace di cogliere aspetti imprevedibili dell'emotività, il lettore si identifica facilmente con i vissuti dei personaggi. Nel corso della lettura ci accompagna una tenera suspance che l'Autore pare voler tenere abilmente in tensione, al fine di facilitare l'identificazione con le vicende narrate.
Alcuni temi ricorrenti nella scrittura di Antonio Ferrazzani in "Pashmina": l'amore, le relazioni interpersonali e il ciclo della vita. Come un'inderogabile parabola, la delusione fa seguito all'illusione e gli slanci vitali fanno i conti con le perdite affettive. I sentimenti di speranza e di spinta motivazionale si confrontano con realtà esistenziali o vicende personali, che l'Autore non manca di cogliere, ed anzi li onora fino in fondo, pur di non tradire con una fondamentale onestà spirituale un mistero della vita, forse inafferrabile nell'assoluto, ma inevitabilmente presente nella quotidianità. Primo fra tutti, si riscontra nella visione della natura umana dell'Autore il valore della fedeltà, non solo nelle relazioni affettive, ma in termini più profondi, nei confronti dei propri sentimenti.
La riflessione non può che portare il lettore a confrontarsi con una deriva della società contemporanea, che perde ogni coordinata ideologica, valoriale e anche solo motivazionale. L'edonismo pare d'avvero aver sostituito l'impegno sociale: leggerezze, discriminazioni e controsensi sembrano popolare ogni dimensione della società che condividiamo.
Ha proprio ragione Antonio Ferrazzani quando dice "C'è bisogno di gente che pensa. Ce n'è sempre stato tanto bisogno. Ma mai come ora".