mercoledì 2 aprile 2014

"La solitudine dei numeri primi" (2008) di Paolo Giordano. Premio Strega e Premio Campiello Opera Prima 2008

Le tragedie si catapulcano su due vite parallele, che finiscono per incrociarsi, forse per caso, forse per destino. Due storie di vita che fanno della sofferenza un'indissolubile collante: la solitudine non conosce rimedi e il silenzio si rende assordante. L'infinito disorienta quando la vita è attanagliata dal senso di colpa o dalla stigmate di un handicap. L'autolesionismo e l'anoressia diventano segnali di espressione di una sofferenza altrimenti non contenbile. L'unico rimedio è l'attesa, la sensibilità per l'altro, la delicatezza di un'attenzione fondata su delicatissimi gesti di affetto. L'amore, quello vero, può accettare anche la rinuncia della dolce metà. Così, proprio quando pare che niente sia più recuperabile, la speranza tenue e flebile, pare affacciarsi in un orizzonte diverso, forse ancora incerto, ma finalmente dotato di una nuova bussola interiore.
Le mie riflessioni si sono rivolte spesso alle figure genitoriali che nel romanzo appaiono sorde, cieche, quasi indifferenti, totalmente incapaci di dialogare con i figli. 
La lettura procede spedita, nonostante la sofferenza sembri materilizzarsi in pagine di piombo, dure da girare. I protagonisti entrano nella carne come un coltello, e lasciano ferite aperte, difficili da rimarginare. Un romanzo imperdibile.