lunedì 15 settembre 2014

"Ansichten eines Clowns" di Heinrich Böll (1963) trad. it. "Opinioni di un clown" di Amina Pandolfi

Come nel "Diario del Carcere" di Luise Rinser, anche "Opinioni di un clown" di Heinrich Böll consente di osservare la follia nazzista dal di dentro, ovvero dalla prospettiva di un cittadino tedesco che non aderisce all'ideologia hitleriana e, a modo suo, la contesta. Il protagonista del romanzo paga con la marginalità le sue idee politiche: l'intera famiglia (compresi i genitori e la convivente) finisce per voltargli le spalle, preferendo l'ipocrisia ideologica e conformista, all'incontro e al confronto. 
La solitudine di una vita sempre più precaria a causa dell'alcol e dell'indigenza, che purtuttavia non rinuncia ai valori etici che sottendono l'amore per la libertà e il rispetto della vita, oltre che dei sentimenti umani. L'espressione artistica, mal compresa da amici e conoscenti, è per l'io narrante una spasmodica ricerca di verità a cui con coraggio non si sottrae neanche a fronte di minacce e ricatti esistenziali. 
La libertà ha un prezzo e quando si è disposti a pagare dazio per conquistarla, non si può certo rinunciare alla coerenza personale.
La fedeltà è un'altra qualità umana costantemente ribadita nel romanzo: fedeltà nelle relazioni sentimentali, quando coinvolge il partner, ma anche fedeltà con se stessi, alla ricerca di un senso di una vita, che pone tanti e tanti interrogativi, specie quando ci si confronta con l'incoerenza diffusa in un popolo intero. 
Un romanzo introspettivo, spesso provocatorio, mai banale, che contrappone la profondità della sofferenza umana, ad una società superficiale, distratta, volgare, becera e ignorante.

"Il giardino dei Finzi-Contini" di Giorgio Bassani (1962)

Una famiglia intera sparisce a causa dell'oppressione nazzista contro il popolo ebraico. "Il Giardino dei Finzi-Contini" racconta la storia di tale famiglia, non senza rinunciare alla più normale quotidianità di una vita domestica relegata all'unico luogo in cui poteva incontrarsi un gruppo di giovani universitari ebrei: un giardino, quasi sospeso nel tempo, in una villa dotata di campo da tennis, alberi e cespugli. Un luogo che rappresentava un rifugio, per quanto illusorio, dall'oppressione del regime, che si faceva sempre più violenta e discriminatoria. Lunghi pomeriggi, il tempo pare a volte non passare mai: nonostante lo sfondo xenofobo di un'Italia fascista, il romanzo trova lo spazio anche per un innamoramento non corrisposto. La guerra uccide, ma certo non impedisce alla passione di consumare il suo tempo.
Proprio tale apparente normalità rende ancora più tragica la scomparsa del nucleo familiare. 
Struggente, nostalgico, poetico e avvincente allo stesso tempo, il romanzo porta il lettore a confrontarsi con la follia di una guerra iniqua ..... come inique e tragiche sono tutte le guerre del mondo.

venerdì 12 settembre 2014

"Gefangnistagebuch" (1946) di Luise Rinser titolo originale trad. it. "Diario del carcere"

Per comprendere bene un fenomeno sociale è necessario osservarlo da diverse prospettive. In questo diario il nazismo è narrato non più nella mera e aberrante contrapposizione tra SS ed ebrei, ma raccontato da una scrittrice e psicologa tedesca, Luise Rinser, che non condivideva le idee nazionalsocialiste. A causa delle proprie idee politiche è stata reclusa nelle carceri tedesche all'epoca della dittatura di Adolf Hitler. La testimonianza è agghiacciante per il trattamento riservato in quelle carceri: la freddezza e l'indifferenza del personale di sorveglianza, i cui occhi non vedono nel recluso una persona, ma un oggetto da maltrattare e da sfruttare. Il pensiero va ancora una volta alla banalità del male: l'indifferenza, la mancanza di considerazione da parte di chi gestisce il potere, nei confronti di chi quel potere lo subisce. Il carcere, un non-luogo, in cui il tempo e lo spazio appaiono sospesi in una dimensione astratta, all'interno della quale c'è solo dolore, violenza e sofferenza. Non a caso, quel luogo è chiamato ancora oggi istituto di .... pena.