domenica 19 giugno 2016

"Sognavo di correre lontano" di Ron McLarty - titolo originale "The memory of running", 2004

Più che un romanzo, sembra di leggere una lunga e piacevole metafora.

Avevo comprato il romanzo per fare un dono alla mia adorabile moglie. Per la verità, quando lo comprai ero di fretta, lo presi a caso lasciandomi conquistare dall'immagine di copertina: una bella bicicletta stesa su un prato tutto verde.

Un viaggio in bicicletta coast-to-coast (in America) e la ricerca esistenziale del senso di una vita intera. Curva dopo curva, miglio dopo miglio, lunghi rettilinei, salite e discese, caldo, freddo e intemperie .... la storia si dipana mano a mano che l'asfalto passa sotto le ruote. Un temporale, un incidente, persone incontrate poi salutate. Pedalare senza sapere precisamente dove stiamo andando, come se fosse la bici a guidare il protagonista. Fatica e riposo si succedono giorno per giorno. Nel frattempo il protagonista perde peso e cambia progressivamente visione delle proprie potenzialità fisiche e mentali.

Nel romanzo c'è tutto: avventura, umorismo, paura, suspance, rabbia, amore, spiritualità. A quest'ultima il tributo dell'Autore, che ci suggerisce di accantonare la fredda logica del pensiero, a favore di una visione laterale più alta, che vada al di là del tangibile, e punti ad un'idea, un valore o anche solo ad un affetto, in nome del ricordo di chi quell'affetto lo ha dimostrato.




Sarà che amo la bicicletta da strada. Sarà che sono innamorato dei viaggi on the road e che le avventure dei lunghi tragitti sui pedali mi hanno fatto sempre sognare: di fatto il romanzo mi è piaciuto tantissimo, forse è il più bello che abbia mai letto.

Lettura adatta ad adulti e adolescenti