sabato 15 dicembre 2018

Concerto di beneficienza presso il Seminario di Prato, Badia San Fabiano


Ho due identità, delle quali la prima è attinente alla mia professione: in qualità di psicologo mi occupo di prevenzione al suicidio in carcere. La seconda rispecchia la passione che coltivo sin da bambino: la musica! Ancora oggi porto avanti lo studio dell'oboe cogliendo l'occasione di suonarlo durante serate a tema.

La gratitudine nei confronti dei miei genitori sorge spontanea: sono stati sempre capaci di supportarmi nello studio, oltre che sopportarmi nelle mie intemperanze giovanili.

Ebbene, non capita spesso che queste due mie anime si uniscano. Tuttavia mercoledì 19 dicembre ci sarà un concerto di beneficenza a favore del servizio diocesano del carcere. 

L'idea è nata dalla considerazione che spesso i detenuti non hanno neanche i soldi per spedire una lettera a casa. Chi fa fronte a questo genere di bisogni? Il prete. Chi carica la scheda telefonica dei detenuti meno abbienti? Il nostro don Enzo: infaticabile e inesauribile fonte di aiuto materiale (oltre che spirituale) profuso a tutti gli ospiti del carcere, senza distinzione di religione.

L'ingresso al concerto è a offerta libera. Il ricavato sarà devoluto a Don Enzo. Vi aspetto numerosi per rendere i nostri carceri meno disumani, a Prato presso il Seminario (zona Duomo) in via Giovanni di Gherardo

venerdì 14 dicembre 2018

"Storia della musica" di M. Carrozzo e C Cimagalli (2008)

Finalmente un manuale di storia della musica esaustivo e comprensibile anche a chi non è addetto ai lavori. Ho letto l'opera per prepararmi all'esame che ho conseguito in conservatorio nel corso del mio studio di oboe. Suddiviso in tre volumi, i capitoli si susseguono con un linguaggio scorrevole. Ritengo che la struttura dell'opera sia congeniale per fornire un'accurata conoscenza di una materia così vasta e affascinante

giovedì 13 dicembre 2018

"La mia vita in bicicletta" di Margherita Hack, 2011

Ho incontrato Margherita Hack in due appuntamenti molto distanti nel tempo, purtroppo mai dal vivo. La prima volta, quando da ragazzo (all'epoca facevo le scuole medie) compravo ogni settimana in edicola i suoi fascicoli di astronomia: tutt'oggi custodisco gelosamente nella mia libreria l'enciclopedia che ne è derivata dalla loro collezione.
Il secondo appuntamento l'ho conquistato in "La mia vita in bicicletta": leggendo la bibliografia di Margherita Hack non sembra proprio di leggere la storia di vita di una grande ricercatrice.
Il linguaggio è semplice, l'aria che si respira nella sue pagine è leggera, fresca, piena di vitalità: persino quando nelle ultime pagine l'autrice si confronta con gravi difficoltà sanitarie legate alla sua età ormai avanzata. Sembra che per Margherita, ogni suo traguardo sia stato raggiunto con estrema facilità, eppure la studiosa è passata per periodi drammatici della storia, il più difficile di tutti il nazi-fascismo con le assurde sue leggi razziali. Si rimane profondamente interdetti quando Margherita Hack racconta la scomparsa di amici, di interi nuclei familiari e di professori (uno per tutti la professoressa di scienze Enrica Calabresi), deportati dai nazisti nei campi di concentramento.
A dispetto dello stereotipo che vuole il ricercatore riggobbito sui libri, lo sport è sempre stata un'attività profondamente amata da Margherita Hack: l'atletica, la bicicletta e la palla a volo.
Il libro mi ha fatto spesso sorridere, perché Margherita descrive i medesimi luoghi delle campagne toscane e fiorentine, che io stesso sono solito visitare in bicicletta.
Così, ho avuto quasi la percezione di andare in bicicletta con Margherita Hack, la nostra stella fiorentina.
Come ultima considerazione, mi viene spontaneo un confronto tra Margherita Hack e Rita Levi di Montalcini, la cui autobiografia è scritta in "L'elogio dell'Imperfezione": le due donne hanno vissuto in periodo analoghi, entrambe hanno ottenuto risultati eccezionali nell'ambito della ricerca e si sono schierate esplicitamente nell'antifascismo. Due personalità molto diverse, ma egualmente profonde.

lunedì 16 aprile 2018

"Libertà dietro le sbarre" di Candido Cannavò

Impegnare parte del tempo libero al sociale mi sembra sia una scelta lodevole. Se poi tra i tanti ambiti del sociale ci si occupa di un fetta di popolazione emarginata e rifiutata dai più, quella scelta diventa ancora più bella. Se oltre ad occuparsi del sociale e della marginalità, il volontario in questione proviene da una carriera di tutto rispetto, allora quella scelta arriva a suonare persino singolare: non perché il comune volontario valga meno del volontario illustre, ma solo perché quest'ultimo ha la possibilità di gettare una luce su una porzione di cittadini, altrimenti dimenticati tra le mura di un ambiente che, ricordiamolo, è pubblico ed appartiene quindi alla società.



Corso in psicologia penitenziaria e criminologia



Leggi per intero le mie riflessioni su "La libertà dietro le sbarre" di Candido Cannavò

sabato 27 gennaio 2018

lunedì 1 gennaio 2018

"La grande bellezza" di Paolo Sorrentino (FILM), 2013 - premio Oscar 2014 per il miglior film straniero

Un film pieno di citazioni artistiche: antiche ville, ornate da quadri di Raffaello e Caravaggio, nonché architetture del più nobile Rinascimento italiano, insistenti riferimenti al classicismo.
Teatro dell'opera è una Roma così ridondante di stimoli culturali,  da indurre l'intero mondo intellettuale ad uno stato di ottundimento creativo.
La cultura si riduce a una dimensione velleitaria, futile tanto quanto può essere futile quell'edonismo calibrato su qualsiasi eccesso nello stile di vita: droga e sesso, al servizio dello squallore, propinato sotto le mentite spoglie di espressione artistica. Il realismo è crudo: il turista ignorante di un consumismo di massa è messo in apparente contrasto con le feste di un mondo artistico vuoto di contenuti. L'arte moderna in confronto al classicismo sembra simboleggiare il decadimento dell'età post-moderna.
Dai ritmi estremamente lenti, la proiezione assume le sembianze di un film francese. Allo stesso tempo la varietà dei personaggi sembra propria di un'opera di Fellini.
La narrativa è frammentata: sul racconto, prevalgono suggestioni immaginifiche, supportate da una fotografia mozzafiato. Lo scorrere dei minuti regala sensazioni, emozioni, sapori dal gusto amaro. La risata si rende persino sarcastica quando l'amarezza della disillusione di un'opera d'arte mancata, ci mette in contatto con l'impossibilità a trovare un gesto espressivo degno di nota. Qui il ruolo della critica d'arte sposta l'attenzione da chi quell'opera l'ha prodotta, a chi invece si limita a commentarla, spesso distruggendola con cinismo. Il potere del critico è ben maggiore della comunicazione espressiva in una società insicura, vittima dei giudizi di chi attraverso una sentenza gestisce un vero e proprio potere di vita e morte sulle persone. Non a caso la morte è uno dei temi più volte citati durante il film: morti casuali per improvvisi malori e morti cagionate dal suicidio di chi rimane emarginato da tanto caos intellettuale. Morti romantiche e morti drammatiche: in ogni caso morti celebrate secondo canovacci rigidi, studiati alla perfezione, in una dimensione scenica che diventa persino blasfema.
Eppure anche in questa dimensione così nichilistica, la relazione umana sembra occupare progressivamente il suo degno ruolo.
Il film trova uno svolgimento dal lieto finale: il trucco delle scene sottende una verità illusoria da non confondere con i valori dell'esistenza. Se si trova il coraggio di accettare la fragilità dell'esistenza, possiamo guadagnare lo spazio di espressione del mondo emotivo interiore.

sabato 30 dicembre 2017

"Ricordati di dimenticare la paura" di Niccolò Campriani, Ed. Mondadori, 2013

Il libro mi è stato donato dal direttore d'orchestra M° Alessio Stabile. In quella circostanza  stavamo preparandoci per il concerto da noi tenuto pochi giorni dopo presso il Teatro del Maggio Musicale di Firenze in data 13.5.2017. Io sono stato l'oboe solista del concerto n.° 1 di Lebrun: per me è stata la prima volta in cui mi sono esibito in un teatro così importante, accompagnato da un'intera orchestra a fiati, la Filarmonica Leopolda di Firenze. Ebbene, al termine della prova io e il Maestro ci siamo confrontati sulla necessità di imparare a gestire l'ansia da prestazione, così il Maestro ha scovato nella sua libreria il libro di Niccolò Campriani, regalandomelo con singolare generosità.

Leggendo il libro, non ho appreso solo la biografia di un giovane campione mondiale, plurimedagliato alle olimpiadi, ma molto di più: la storia di una persona coraggiosa, capace di impreziosire le sue capacità, ammettendo i propri limiti.

Innumerevoli gli insegnamenti che si possono trarre dall'opera. Mi limito a dirne tre: innanzitutto ho imparato che niente accade per caso, il successo è frutto di un impegno costante e faticoso; poi ho imparato che la priorità di un campione non deve focalizzarsi sulla vittoria, ma sulla passione per la disciplina in cui ci si impegna; ultimo, ma non meno importante, l'umiltà e il coraggio di guardare i propri limiti per trarne gli insegnamenti necessari a superarli.

Il percorso di Niccolò Campriani ha interessato la sfera psicologica ed emotiva attraverso un trattamento di psicoterapia individuale: in questo modo l'atleta è riuscito a effettuare una vera e propria ristrutturazione concettuale della sua attività e, soprattutto, del suo atteggiamento nei confronti dello sport o, più in generale, della vita intera.

Suggerisco la lettura ai giovani impegnati nello sport, nella musica, o in qualsiasi altra disciplina. La lettura può essere utile anche a chi ricopre un qualsiasi ruolo educativo. Insomma, non esito a dire che questo volume non può mancare nelle librerie di chiunque.

Ancora un ringraziamento al M° Alessio Stabile per avermi regalato il privilegio di entrare in contatto con Niccolò Campriani attraverso la lettura della sua esperienza sportiva ed esistenziale.