giovedì 6 gennaio 2011

“Vango. Libro primo. Tra cielo e Terra” di Timothée de Fombelle, edizioni San Paolo - In libreria dal 20 febbraio 2011

Ho avuto l’opportunità di leggere in anteprima il romanzo Vango e con estremo piacere racconto le mie impressioni.
Una serie di personaggi intrecciano le loro vite in un labirinto di vicende, che avvengono per l’intera Europa, a cavallo dei due conflitti bellici mondiali.
Misteri, colpi di scena, struggenti abbandoni e impavidi atti eroici, che si alternano a doppi giochi, tra sentimenti di paura, tenerezza, speranza e paranoie, in un romanzo che sembra cercare il suo genere in un misto di noire, giallo e rosa. Questi sono gli ingredienti di una scena multimediale che porta il lettore ad assistere con impazienza allo sviluppo di un romanzo, che si lascia osservare da diverse prospettive: i tetti di una Parigi caotica, l’orizzonte di un’isola dimenticata nei mari della Sicilia, le tenebre inquietanti dei boschi scozzesi, i grattacieli di una New York foriera di speranze o le freddi nevi della Russia. Il mitico dirigibile zeppelin naviga per i cieli del mondo e assume il doppio ruolo: mezzo di locomozione ed espediente letterario ad anticipare una globalizzazione dei tempi moderni.
Tra fantasia e realtà, come in un caleidoscopio, due dei più angoscianti protagonisti della Storia, nello specifico Hitler e Stalin, appaiono sullo sfondo del romanzo a rappresentare un male, che sovente sembra contaminare il bene, confondere i personaggi e disorientare il lettore. Insieme al misterioso protagonista, Vango, fuggiamo alla ricerca di una salvezza in una società pervasiva, caduta quasi per intero nella follia delle leggi  razziali. Di chi possiamo fidarci? Chi è compromesso con i persecutori? Chi può invece aiutarci? Sono dilemmi che ci accompagnano per l'intero romanzo. Quando Vango all’apice del racconto si confronta con le incertezze delle sue origini e del suo destino, “ora che più niente lo faceva pesare sulla terra […] e lui fluttuava al di sopra di tutto”, il giovane diventa adulto e contatta sentimenti comuni a tutti gli esseri umani: siamo tanto eredi della “profondità del secolo e della storia” quanto depositari del futuro che insieme contribuiamo a riservare alle nostre discendenze.
Il romanzo, avvincente, può stimolare i giovani lettori a non dimenticare le tragedie internazionali dell’antisemitismo e del comunismo.