giovedì 19 maggio 2011

"Nessuno si salva da solo" di Margaret Mazzantini edizione Mondadori, 2011

Un matrimonio spazzato via dalla immaturità dei due coniugi, dalla loro incapacità a superare bisogni di futili attenzioni reciproche, derivanti da traumi infantili e da percorsi dolorosi che hanno congelato i due partner a dinamiche comportamentali dal forte carattere adolescenziale: gli spinelli, le gelosie, la superficialità, tutti ingredienti che ostacolano un vero confronto sia tra loro, sia con gli altri adulti. Le frustrazioni quotidiane finiscono per stratificarsi di giorno in giorno, fino ad aumentare egoismi che lentamente portano la coppia a morire: in lui l'inserimento nel mondo del lavoro, il raggiungimento di obiettivi professionali soddisfacenti, l'umiliazione delle difficoltà economiche, in lei l'ombra e l'incubo dei disturbi del comportamento alimentare, il bisogno di sentirsi amata, protetta e al contempo stimolata, la solitudine. Dolore, nostalgia, sensi di colpa. Non riuscendo ad essere partner, i nostri protagonisti, figli di un'epoca post-moderna, non riescono nemmeno ad essere genitori: i figli, i soli innocenti, diventano un peso, sono a loro volta colpevolizzati, giudicati e diventano bersaglio inconsapevole di odi genitoriali.
I tradimenti sognati e desiderati si confondono con  quelli veramente agiti, in una complessiva apatia reciproca, pesante e fastidiosa.
Alla fine della loro storia affettiva e familiare niente pare avere più senso, se non un cambio totale di prospettive, in una dimensione forse irrazionale, ma necessaria per affrontare una maturazione che consente la nascita di un barlume di speranza. Nella storia del romanzo c'è un incontro tanto casuale, quanto rivoluzionario: "Nessuno si salva da solo". Così, l'altro non è più vissuto in funzione di se stessi e diventa lo stimolo a migliorarsi. Solo allargando le prospettive personali, si riesce a guadagnare lo spazio per un nuovo confronto adulto con se stessi e, di conseguenza, anche con gli altri.
Dal senso di inutilità, si passa così a trovare nuove risorse personali, da mettere in gioco anche nei confronti dei figli.
C'è poco da fare: se non si riesce ad essere adulti, non si riesce ad essere neanche genitori.
Consiglierei il libro alle tante coppie che nella professione di psicologo e psicoterapeuta ho visto separarsi percorrendo gli stessi processi descritti da Margaret Mazzantini.
Tristezza e aggressività, odio e rivendicazione. Quanto sono vere le dinamiche che l'autrice descrive in questo suo romanzo, che rapisce il lettore dalla prima all'ultima pagina, in una continua tensione emotiva fatta di alleanze e antipatie ora verso lui, ora verso lei, ma che si risolvono in un nuovo sentimento liberatorio di conciliazione, finalmente, verso di loro.