mercoledì 8 maggio 2019

"Diario di Zlata" di Zlata Filipovic, 1994

Correvano i primi anni '90. Mentre io studiavo all'Università, una bambina di nome Zlata veniva privata della sua infanzia a causa della guerra.
In genere pensiamo alle guerre come eventi sepolti nelle pagine gialle di storia. Invece io ricordo quella guerra. Ho visto alcune immagini attraverso i telegiornali, ma nessuna TV è in grado di mostrare tutta la tragedia in atto, forse anche perché siamo tristemente assuefatti alla violenza trasmessa dai tubi catodici.
Zlata era una bambina normalissima, felice, curiosa, intelligente e perspicace. Amava la musica, suonava il pianoforte e adorava la scuola. Avrebbe anche lei voluto avere la sola preoccupazione di soddisfare le aspettative degli adulti che contribuivano alla sua educazione.
Invece la stanza che ospitava il pianoforte di Zlata è diventata improvvisamente pericolosa, perché esposta ai cecchini. Ancora bambina, Zlata si è confrontata con bombe, morti, palazzi distrutti e la sua città ridotta a macerie: Sarajevo, che soli pochi anni prima era stata rimessa a nuovo per via delle Olimpiadi.
Quando Zlata ha iniziato a scrivere il suo diario, mai avrebbe potuto immaginare che stava scrivendo un documento storico.
Per fortuna Zlata è sopravvissuta insieme ai suoi genitori. Ma la sua infanzia non le sarà mai restituita.

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