lunedì 13 agosto 2012

"Post office" di Charles Bukowski (1971)

Il romanzo narra le vicende del protagonista, Chinaski: dalla personalità libera, il suo smodato stile di vita contrasta con una cultura americana degli anni '70, fin troppo perbenista, giudicante e omologante. Se da una parte il Chinaski ama trascorrere nottate intere passate in compagnia di donne e fiumi di alcol, dall'altra parte le sue indomabili inclinazioni si scontrano con i turni lavorativi delle poste presso le quali lavora. Diciamolo: chi non vorrebbe essere, anche solo per una sola notte, come il nostro Chinaski? Il protagonista non può che suscitare simpatia al lettore: è vivo, nel senso che ha il coraggio di viversi le contraddizioni della vita fino all'ultima emozione, costi quel che costi. Questa è una qualità apprezzabile se l'alternativa è quella di rimanere intrappolati nelle ipocrisie del perbenista, piuttosto che nei pregiudizi del moralista.
Il romanzo può essere letto come una ottima metafora del difficile equilibrio che tutti noi sperimentiamo tra le libertà individuali e i condizionamenti sociali. Naturalmente io faccio il tifo per le prime e osteggio le seconde. Da questo punto di vista mi sentirei di consigliare il romanzo a chi ha delle difficoltà ad assecondare le proprie emozioni per un senso del dovere un po' troppo rigido oppure per un'adesione fin troppo stereotipata e dogmatica ai dettami moralisti.
Tuttavia la lettura del romanzo suscita in me una riflessione dalla quale non posso esimermi: con tutta la comprensione delle persone rimaste vittime delle pastoie dell'alcol, trovo che il romanzo sia ambivalente circa l'impiego di tutte le sostanze psicoattive. Troppo poco chiara mi è apparsa la sottolineatura dei rischi che l'alcol comporta per la salute delle persone. Vero è che uno dei personaggi del romanzo muore a causa dell'alcol, e tutto ciò basterebbe per il messaggio ai lettori, tuttavia fin troppo mitizzata mi pare l'immagine riservata dall'autore del romanzo alle bevute e agli stravolgimenti da esse provocate in termini di intossicazione acuta. 
So di rendermi impopolare con le parole che sto per scrivere, tuttavia come psicologo e come esperto di trattamento delle problematiche alcol-correlate lo devo qui dichiarare con chiarezza: l'alcol uccide e provoca danni alla salute, la cui gravità è propozionata alla quantità di alcol assunto.
Come insegna Hudolin, sta nella responsabilità di ciascuno di noi bere il meno possibile. 
Ho conosciuto fin troppe persone che hanno gettato la propria vita in una bottiglia, con irrimediabili conseguenze per la salute personale e per il benessere di interi nuclei familiari. Come criminologo ho visto fin troppi omicidi provocati dall'assunzione di alcol e dalla conseguente diminuzione del controllo che l'alcol comporta in momenti di ira o in conflitti personali.
Vogliamo parlare degli incidenti stradali? Molte persone non sono ancora sufficientemente sensibili sui pericoli che l'alcol comporta se assunto anche in modica quantità prima di guidare. 
Purtroppo molti cittadini, adulti e adolescenti, sono convinti che senza l'alcol non è possibile stare bene.  In realtà la felicità non è nella sostanza, ma nella vita.
Ancora alune riflessioni sull'alcol. Come rendersi conto se il nostro bere è problematico? Posso ritenere che qualcosa non va quando all'alcol si chiede di rispondere a esigenze che vadano oltre la semplice bevuta: bevo per sentirmi meglio, per tirarmi su, per facilitare il mio approccio alla vita, per affogare i miei dolori. Ancora, mi devo chiedere se il mio bere si problematico quando non posso fare a meno di quella determinata bevuta quotidiana, mentre cucino oppure mentre mangio, mentre avvicino una possibile partner oppure mentre studio, ecc. ecc.
Volete provare un semplice test teso a saggiare il livello di problematicità del vostro bere? Provate a privarvi dell'alcol per un certo periodo di tempo, per sempio per una settimana, ed osservate le conseguenze su voi stessi e sui vostri amici, parenti e conoscenti. Vi renderete conto che il bere è molto più pervasivo nel nostro stile di vita di quanto immaginiate.
Consigli per chi si rendesse conto di essere incatenato in un'assunzione problematica di alcol? rivolgersi ad uno specialista delle problematiche alcol-correlate (i servizi pubblici dedicati alla materia si chiama Ser.T., ogni città ne dispone di una intera rete) e trovare gruppi di sostegno, siano essi Alcolisti Anonimi (A.A.) piuttosto che Club di Alcolisti in Trattamento (C.A.T.).
Per tornare al libro e alla simpatia che suscita il protagonista, mi chiedo se sia così necessario esporre la propria vita a tanti pericoli. Io credo che la scommessa sia proprio questa: non tiriamoci indietro, impariamo a godere di quanto ci capita, troviamo il coraggio di andare fino in fondo alla nostra vita, giorno per giorno, come fosse sempre l'ultimo istante, amiamo con tutti noi stessi i nostri cari, dedichiamoci al cento per cento alle nostre passioni, respiriamo a pieni polmoni l'aria che ci piace, nutriamo i nostri cervelli dei libri che ci fanno impazzire, esponiamoci alla musica che ci fa sobbalzare ed emozionare. Guardiamo i film che ci fanno sognare, dedichiamoci alle persone che ci fanno sentire desiderati, importanti, amati. Corteggiamo la persona che ci stimola la fantasia: con coraggio, accettiamo il rischio del rifiuto, ma non rinunciamo a metterci in gioco nella fantastica giostra delle relazioni affettive. Rendiamoci plastici, pieghiamoci con umiltà a qualsiasi situazione e mettiamo da parte i nostri ruoli istituzionali. Preferiamo la semplicità alla complessità: i veri grandi sono umili. Non diamo per scontato anche il più semplice "ti voglio bene" dei nostri figli, guardiamo con curiosità tutto ciò che ci capita intorno e non stanchiamoci di riflettere, ragionare, confrontarci. Impariamo dagli altri, chiunque essi siano. Cerchiamo di calarci nei loro vissuti. Chiediamoci, incantati dalla vita, cosa possiamo prendere dall'esperienza, qualsiasi essa sia, bella o brutta che appaia: niente è mai perduto, tutto è guadagnato. Gridiamo all'intero mondo quanto stiamo provando, condividiamo le nostre emozioni, impariamo a godere di una semplice cortesia ricevuta o donata, sviluppiamo l'occhio della comprensione e chiudiamo quello del pregiudizio (Carl Rogers esprimeva il desiderio di imparare ad ascolatare le persone fino a non provare la necessità di giudicarle). Preferiamo l'indulgenza alla condanna. Censuriamo ogni forma di violenza, di sopruso e di condizionamento. Promuoviamo la libertà. La vita fluisce nelle nostre vene giorno per giorno, il cuore batte senza mai smettere, la respirazione soddisfa i nostri polmoni senza che noi ce ne accorgiamo: appreziamo anche solo i ritmi del nostro corpo, che autonomamente ci consente di piangere e gioire. Rivolgiamoci col sorriso alle persone che incontriamo per strada e prendiamo sul serio le persone che scelgono di confidarci qualcosa di loro. Un segreto, raro come l'oro, brilla nel buio come un diamante, se sappiamo solo tutelarlo con rispetto di chi lo ha confidato con timidezza. Comunichiamo con chiunque, apriamoci alla vita. Cerchiamo di evitare l'esposizione a sostanze e attività che possono impedirci tutto questo.
In conclusione: siamo felici, giocamoci la vita senza metterla in pericolo.