domenica 26 maggio 2013

"Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati (1940)

"Il deserto dei tartari" è un romazo la cui trama pare sospesa nel tempo, nell'attesa di un evento che sarà la grande occasione della vita, quella che restituisce gloria e celebrità al protagonista. 
In quell'attesa, la speranza pervade ogni altra emozione, e l'ambizione diventa paradossalmente la rinuncia a vivere. In questa dimensione di incertezza, nel grigiore di giornate che si susseguono lentamente sempre uguali, le stagioni portano via intere decadi, senza che il protagonista abbia la chiara percezione di tutto quel tempo trascorso in esilio.
Non si può dire che il protagonista non si interroghi sulla necessità di cambiare stile di vita, anzi il tormento tra il rimanere in attesa e il fuggire via è continuamente replicato in un conflitto interiore che pare non trovi soluzione.
Il romanzo mi sembra una perfetta rappresentazione di quanto spesso accade a tutti noi, quando la speranza che qualcosa cambi prevale sul nostro agire concretamente. L'immobolismo è troppo spesso più potente dell'interventismo. Pur rendendoci  conto che stiamo sprecando il nostro tempo, non troviamo il coraggio di attivarci: accade quando diciamo a noi stessi "sai quello che lasci e non sai quello che trovi". 
Quante volte la sicurezza di fallire vince sull'incertezza di vincere? Quante volte rimaniamo passivi, lasciandoci illudere dal fatalismo o consolarci da vaghi sentimenti di impotenza? Qui ogni attenuante è valida per giustificare la rinuncia a metterci in gioco. Attenzione! qualche volta persino il sintomo psicologico può giocare il ruolo di attenuare quei sensi di colpa che derivano dalla scelta di abbandonare il confronto con le nostre difficoltà.
Si tratta di una vera e propria trappola psicologica, a causa della quale siamo immobilizzati dal timore di scegliere e dall'ansia di vivere.
Così rischiamo di morire quando siamo ancora nel pieno della nostra vitalità. Il sogno a cui agognamo si trasforma in un'amara illusione che finisce per portarci ad una pervasiva rabbia nei confronti della vita.
Troppe volte ho assistito come psicoterapeuta persone immobilizzate dal timore di fallire.  In queste condizioni il pessimismo si sostiuisce alla fiducia di cambiamento e la tristezza occulta ogni spinta vitale.
Ho constato che l'accoglienza di quelle emozioni che ci condannano all'immobilismo può aiutare la persona a recuperare fiducia nelle proprie capacità: in questo modo la persona recupera il potere personale di introdurre i provvedimenti necessari a raggiungere nuovi obiettivi esistenziali.