sabato 4 settembre 2010

"Il cacciatore di aquiloni" di Kahaled Hosseini (2004)

La recente lettura della storia di Enaiatollah Akbari ("Nel mare ci sono i coccodrilli"), mi ha fatto pensare intensamente ad un'altro romanzo, che ho letto poco dopo la sua pubblicazione in Italia, "Il Cacciatore di Aquiloni", non solo perchè entrambi i racconti sono ambientati in Afghanistan e descrivono l'immigrazione dei rispettivi protagonisti in paesi occidentali, ma anche perchè entrambi trattano il tema del maltrattamento dei bambini e, con esso, della negazione dell'infanzia e dei diritti fondamentali dell'uomo.
"Il cacciatore di aquiloni" è una storia allo stesso tempo avvincente e commuovente, piena di contrasti: classismo e parità, discriminazione e egualitarismo, odio e amore, egoismo e altruismo, dolore e gioia, sensi di colpa e riscatti morali. Anche dalle vicende più drammatiche possono scaturire soluzioni che restituiscono un senso alla sofferenza e speranza per il futuro.
Tutte le emozioni si relazionano reciprocamente, quasi fino a trovare l'una il compenso nell'altra, facendo vivere al lettore la sensazione di stare sulle montagne russe, ora salendo con l'ansia in  petto, ora scendendo col cuore in gola.
Una storia fenomenale, che si lascia leggere in un batter d'occhio, la cui intensità emotiva mi ha cambiato la prospettiva del mondo, contribuendo ad abbattere le barriere pregiudiziali nei confronti dei paesi e dei popoli mediorientali: l'uscita del romanzo in Italia è avvenuta dopo solo due anni dalla tragedia delle torri gemelle. In quel periodo storico l'Afghanistan appariva secondo ruoli  persecutori, peraltro ulteriormente abbagliati dalla controffensiva americana, che tutto sommato neanche convinceva unanimamente l'opinione pubblica. Gli americani parlavano di bombe intelligenti, ma non si riusciva proprio a capire cosa di intelligente potesse avere la guerra.
Insomma, il romanzo ha avuto ai miei occhi il pregio di aprire una visione alternativa alla mera dicotomizzazione di persecutori e vittime, a prescindere di chi fossero gli uni o le altre.
Alla fine della lettura mi sono sentito più aperto al confronto, soprattutto con chi non conosco.
Un libro che non si può ignorare, che consiglio in modo particolare alle coppie che si vogliono aprire all'adozione.