domenica 4 marzo 2012

"Lessico familiare" di Natalia Ginzburg (1963)


Premiata nel 1963 col premio Strega, l'opera è la narrazione autobiografica della famiglia in cui l'autrice cresce e delle relazioni che col tempo si sviluppano non solo tra i componenti della famiglia, ma anche con la moltitudine di personaggi incontrati. Molta attenzione è focalizzata sul linguaggio usato nel contesto familiare, le espressioni dialettali che finiscono per costituire l'anima di quella famiglia e di ciascun componente.
Sul piano stilistico, colpisce la mera esposizione di fatti, lasciando ad essi il filo logico e cronologico dell'intera opera. Non sono presenti delle date, ma solo riferimenti geografici e storici: sono i fatti e la natura del rapporto che si instaura tra i personaggi che lasciano intendere l'età, che di volta in volta muta, di chi compare nel racconto. Mano a mano che la lettura scorre, si osserva la diversa prospettiva dei personaggi, i quali crescono e invecchiano, si sposano e hanno a loro volta figli, fanno scelte di vita e, intanto, i genitori diventano nonni.
Il libro offre molti spunti di riflessione sui rapporti genitori figli e su come essi si sviluppano nel corso degli anni. Nel frattempo, anche lo sfondo politico e sociale muta. Insomma, i fatti scandiscono il ritmo del libro, che pare sospeso nell'aria, lasciando che le emozioni siano stimolate dalla lettura: in modo implicito, quasi inconsapevolmente traspaiono dalle pagine sentimenti di nostalgia, non solo per le persone direttamente colpite dalla repressione razziale (la stessa Ginzburg rimane vedova perchè il marito è punito dalla partecipazione alla lotta antifascista, il padre e i fratelli arrestati e costretti al confino per le origini ebraiche e, a loro volta, per l'attività sovversiva contro il regime fascista), ma anche per il tempo che passa e che si lascia alle spalle gli eventi che compongono la vita di ciascun personaggio.
L'opera finisce per essere un documento storico, per l'epoca trattata, ma anche per i personaggi che l'autrice incontra all'interno del contesto familiare: tra tutti cito Pavese, Einaudi ed Olivetti. Sono vagamente tracciati i loro profili personologici e, con essi, le tragedie, oltre che gli entusiasmi, che hanno caratterizzato la loro vita: vedasi per esempio la pagina dedicata al suicidio di Pavese e alla personalità che sottende la tragica fine del noto scrittore.
L'opera conduce il lettore a riflessioni esistenzialiste: la vita si alterna inesorabilmente alla morte. La guerra amplifica questa verità, che però riguarda tutti.
Una riflessione personale. Il ricordo delle tragedie dei nostri nonni dovrebbe essere più presente nei sentimenti che gli italiani provano per il loro Paese.
Forse, in questo modo, riuscremmo tutti quanti a nutrire il dovuto orgoglio per le radici storiche della Repubblica Italiana, libera e democratica.