mercoledì 1 giugno 2011

"Lo scimmione intelligente" di Edoardo Boncinelli e Giulio Giorello edizioni Rizzoli, 2008

Un biologo e un filosofo si confrontano sui paradossi della mente e del comportamento umano, fino ad arrivare alla concezione della libertà (intesa come "la possibilità di usufruire delle proprie risorse" pag. 144) e della religione.
Gli autori mettono a disposizione la loro cultura, con strabiliante (e invidiabile) quantità di citazioni e vastità dei campi di conoscenza a cui fanno riferimento: dalla letteratura alla filosofia, dalla scienza alla religione, nel complesso la lettura delle 201 pagine che compongono il libro risulta persino impegnativa sul piano intellettuale.
Bisogna riconoscere agli autori il valore della loro opera: ho gradito molto le loro riflessioni sulla critica al libero arbitrio. L'uomo è condizionato più di quanto crede: noi tutti siamo convinti di essere liberi, in realtà abbiamo tanti condizionamenti che veicolano le nostre scelte.
Condivisibile anche la natura umana tracciata dagli autori in termini di arte e tecnica, relazione tra individui e logica (pag. 69), cultura (pag 70), anima - psiche (pagg. 78 - 79), determinismo e complessità ( pagg. 82 - 94) e di critica al diritto naturale.
Ho trovato illuminante anche la riflessione sul determinismo, che viene rispolverato in una chiave moderna, consentendo al lettore di compiere una chiara distinzione col riduzionismo: pur confermando le attuali conoscenze regalateci dagli studi della complessità, non dobbiamo negare che i fenomeni conservano carattere deterministico, nel senso che hanno cause (o concause).
Adesso, alcune riflessioni come professionista psicologo e psicoterapeuta: per quanto riguarda lo specifico tema a me caro della psicotarapia, esso trova accenno implicito nell'accezione psicanalitica ortodossa. Si critica il concetto di autenticità, citando la psicanalisi (vedi pagg. 120 e 127) e ignorando correnti di pensiero più moderne rappresentate da autori come Maslow e Carl Rogers.
L'introspezione accennata a pag. 42 ("il linguaggio è autocoscienza") è recuperata in varie parti del libro, quando si parla di autenticità prima (pag. 120) e di coscienza dopo (ultimo capitolo) e si riflette sulla fenomenologia.
L'empatia è trattata come strumento di conoscenza (pagg. 109-110), pertanto in termini critici, e non di aiuto (vedi ancora una volta Rogers e Martin Buber, che non trovano spazio ne "Lo scimmione intelligente").
Insomma, i contributi conoscitivi del libro in termini filosofici sono innumerevoli, ma il lettore potrebbe ricavarne una visione fuorviante della psicologia e della psicoterpia.