venerdì 18 settembre 2015

"Libertà dietro le sbarre" di Candido Cannavò

Impegnare parte del tempo libero al sociale mi sembra sia una scelta lodevole. Se poi tra i tanti ambiti del sociale ci si occupa di un fetta di popolazione emarginata e rifiutata dai più, quella scelta diventa ancora più bella. Se oltre ad occuparsi del sociale e della marginalità, il volontario in questione proviene da una carriera di tutto rispetto, allora quella scelta arriva a suonare persino singolare: non perché il comune volontario valga meno del volontario illustre, ma solo perché quest'ultimo ha la possibilità di gettare una luce su una porzione di cittadini, altrimenti dimenticati tra le mura di un ambiente che, ricordiamolo, è pubblico ed appartiene quindi alla società.



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