lunedì 10 agosto 2015

"Olocausto" (1902) diAlfredo Oriani

Un romanzo tristissimo, nel quale sofferenza e povertà, come facce della medesima medaglia, appaiono indissolubili.
Il destino di una bambina indotta alla prostituzione trova nella prematura morte l'unica soluzione di una storia angosciante e priva di qualsiasi anelito di speranza.
Profondamente introspettivo, l'autore descrive senza veli la sofferenza attraverso i sentimenti di un'innocenza schiacciata senza pietà dalla volgare indifferenza di chi assiste al sacrificio di una minorenne indifesa.
Il romanzo è scritto nel 1902 e si ambienta in una Firenze già segnata dalla contraddizione di ceti sociali tanto lontani tra loro, quanto reciprocamente indifferenti nella soluzione delle difficoltà quotidiane. A dispetto di chi ritiene che i tempi moderni e lo sviluppo siano la sciagura del genere umano, il romanzo ben descrive quanto emarginazione e sfruttamento del più debole fossero presenti all'inizio del secolo scorso.
Evidentemente il titolo inganna: il romanzo niente ha a che fare con la terribile pagina storica della persecuzione contro gli Ebrei, avvenuta circa quattro decenni dopo la stesura dell'opera di Alfredo Oriani.
Un romanzo da non perdere, sicuramente meno conosciuto di quanto dovrebbe essere per il valore che esso rappresenta per la storia della letteratura italiana (se ne trova una copia gratuita in formato digitale in Amazon).