domenica 30 agosto 2015

"Sei personaggi in cerca di autore" (1921) di Luigi Pirandello

Un'opera teatrale, la più importante di Luigi Pirandello (insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934), che mette a nudo il confronto tra realtà e fantasia, fino a cadere in una dimensione surreale, nella quale non sappiamo più cosa sia vero e cosa sia falso, tant'è che i personaggi di fantasia (quelli inventati dall'autore) risultano più veri degli esseri viventi: i primi infatti sono bloccati a un libretto, dal quale non possono scappare, né possono sottoporsi a cambiamenti di alcuna natura. 
Gli esseri viventi, invece, cambiano a seconda delle circostanze e, inoltre, si sottopongono a progressivi cambiamenti, in virtù della maturazione personale: i sogni e le illusione che si hanno da giovani, diventano disillusioni da grandi.
Tutto ciò non esclude che i personaggi di fantasia abbiano una loro autonomia: essi vivono in ciascuno di noi ogniqualvolta li ricordiamo. Inoltre possono essere calati in qualsiasi realtà che l'autore originale non abbia neanche immaginato.
Se tento una rilettura psicologica dell'opera, mi sembra importante osservare la necessità dei personaggi di rappresentare la proprio esperienza di vita. Tale necessità è impellente, come a rivendicare il proprio diritto di esistere: i sei personaggi affermano con forza: "Ci hanno creato, vogliamo rappresentarci". 
Inoltre tali personaggi non accettano di essere rappresentati da un attore: non possono sopportare la visione di se stessi interpretati da altri: "Noi abbiamo il diritto di rappresentare (o meglio ancora) essere noi stessi". 
Così, mi sembra di scorgere nell'opera di Pirandello quel bisogno profondo delle persone che visito in psicoterapia, quando manifestano la necessità di essere ascoltati e compresi nella loro natura, senza giudizi e senza commenti. 
Ancora una volta emerge il bisogno di tutti noi di essere accettati, ascoltati, visti, CONSIDERATI, nella nostra vera natura.